Tucano Music #1 : Fuoco e ghiaccio. La chitarra tuareg di Bombino vs. l’elettronica artica dei Röyksopp

16 settembre 2015
Tucano Music : Bombino vs. Röyksopp

Per caso ve l’abbiamo detto che qui in Tucano si respira sempre aria di passione e proprio per questo non riusciamo a stare fermi? Sì, perché dopo la tecnologia e il design (che è il nostro pane quotidiano), lo sport e la fotografia parleremo anche di musica. Una delle nostre tante passioni, appunto.

Questo è il primo appuntamento di una rubrica dedicata alle sonorità di tutto il mondo che ci piacciono e ci accompagnano ogni giorno nel Tucano Lab. Non ti parleremo però dei fenomeni del momento: quelli è quasi inevitabile conoscerli. Piuttosto, ti indichiamo di volta in volta due “perle” musicali e artistiche apparentemente agli antipodi – non solo musicali, ma anche geografici – legati però dalla particolarità delle sonorità e del percorso artistico.

Oggi mescoliamo le atmosfere assolate del Sahara cantate dalla calda chitarra di Bombino, con l’elettronica sintetica ed eterogenea dei norvegesi Röyksopp.

 

Bombino, musica di ribellione e di appartenenza

Omara “Bombino” Moctar nasce nel 1980 in una comunità tuareg del deserto del Sahara a 80 km da Agadez, in Niger. A soli dieci anni è costretto a scappare e rifugiarsi con la famiglia nella vicina Algeria a causa della ribellione proprio dei Tuareg e lì incontra il chitarrista Haja Bebe che lo introduce nella sua band chiamandolo Bombino, una distorsione della parola italiana “bambino”, vista la sua giovane età.

Omara impara in fretta, anche come autodidatta, divenendo cantore dei ritmi tuareg ma aprendosi e integrando anche stimoli più vari, compresi quelli che gli derivano da artisti come Jimi Hendrix e Mark Knopfler

Bombino - tuareg guitarist and musicianImmagine via  Jaime Oriz / Flickr

Nel 1997 rientra ad Agadez e forma la sua band ma la situazione politica è tutt’altro che stabilizzata: i chitarristi tuareg diventano un simbolo della ribellione tanto che nel 2007 il governo centrale, nell’intento di reprimere ogni forma di resistenza, arriva a bandire la chitarra in toto. Due musicisti della band di Bombino vengono addirittura uccisi dalla polizia e per lui è di nuovo il tempo dell’esilio, questa volta in Burkina Faso. Tre anni dopo arriva la pace e Bombino rientra nella sua terra natia: è il momento della gioia per l’heimat ritrovata come si nota nell’album intitolato, per l’appunto, Agadez.

 

 

Una chitarra che esprime la forza delle origini: piena di vento caldo e libertà. Un album che dà spazio alla tradizione ma che è frutto anche di una spontanea apertura al mondo. Le liriche in lingua tuareg si mescolano a virtuosismi mutuati dal blues e dal folk internazionale.

Grazie al documentario Agadez, the Music and the Rebellion che il filmmaker Ron Wyman dedica a Bombino e alla situazione dei musicisti tuareg del Niger, il suo nome arriva fino in America.

 

 

 

Il chitarrista di Agadez riesce, fra gli altri, a incuriosire Dan Auerbach dei Black Keys. Nasce così una nuova, interessante collaborazione che fa maturare Bombino arrivando all’album più recente, Nomad: un disco più raffinato, dai suoni pieni che sottolineano ancora di più il meticciato fra le tradizionali preghiere del deserto con le ricche atmosfere del blues del Sud statunitense.

 

 

Nomad è davvero musica dal mondo: un artista forte delle sue radici che mescola con eleganza elementi diversi e lontani, a volte rock, senza per questo scendere a compromessi.

Se vi può interessare, Bombino questo mese è in tour in Italia: venerdì 18 a Moncalieri e giovedì 24 a Parma.

 

Suoni sintetici dall’artico: Röyksopp, i re dell’elettro-pop nordico

Saliamo di parecchi paralleli. Abbandoniamo il sole cocente del Sahara, indossiamo giacche pesanti e corriamo in motoslitta a Tromsø, Norvegia. Latitudine: 69 gradi nord, oltre il circolo polare artico.

In questa cittadina con casette in legno, barche di pescatori e poco più di 60 mila abitanti si è sviluppata una delle scene musicali fra le più frizzanti degli ultimi anni, in grado di affermarsi anche sul piano internazionale.

Uno degli “act” più degni di nota sono sicuramente i Röyksopp, il duo eletto-pop formato da Svein Berge e Torbjørn Brundtland. I due si conoscono e fanno musica assieme sin dalle scuole medie, all’inizio degli anni Novanta. 

Röyksopp - Norwegian electro-pop musicians

Immagine via Wlodi / Flickr

Iniziano subito a sperimentare con drum machine e campionatori anche se durante l’adolescenza prendono strade diverse per poi riunirsi solo nel 1998 a Bergen, un’altra “capitale musicale” norvegese: per capirci, la Bergen Wave include nomi come Kings of Convenience, Frost e Those Norwegians. L’album di debutto è Melody AM del 2001, che da subito li consacra in patria con un disco di platino e si fa notare fuori dai confini nazionali.

 

 

In Melody AM, i Röyksopp mescolano suoni trasversali restituendo atmosfere artiche e affreschi iperborei. Alle note ruvide e talvolta asettiche dell’elettronica digitale, uniscono ritmi dance sinuosi e atmosfere lounge, strizzando l’occhio al pop senza però risultare mai banali.

Il duo norvegese afferma di rifarsi ai tedeschi Kraftwerk o al pioniere dell’ambiente Brian Eno. Ma non è un caso che apprezzino anche la disco mittleuropea di Giorgio Moroder o le armonie semplici del primo Vangelis.

Inoltre, i Röyksopp sono degli apripista anche in tema di video musicali utilizzando grafica 3D e infografiche prima di tanti altri nomi più conosciuti. A tal proposito, va segnalato il video di Remind Me del 2001, sempre estratto da Melody AM.

 

 

Quattro anni dopo, il secondo album The Understanding si presenta ancora più variegato nelle sonorità e contiene quello che – a nostro modesto avviso – è il loro inno meglio riuscito: What Else Is There?

 

 

Negli anni, Svein e Torbjørn arricchiscono le proprie sonorità ispirandosi a musicisti francesi come Erik Satie o compositori di colonne sonore storiche come Francis Lai. In tal senso i Röyksopp dicono di preferire le vecchie tastiere anni Settanta perché permettono di manipolare meglio i suoni, inventarne di nuovi – dando un sentore più caldo rispetto all’elettronica contemporanea.

Questo è particolarmente vero per alcuni pezzi presenti nel terzo album, Junior, come la track d’entrata Happy Up Here:

 

 

Nel settembre dell’anno scorso il duo annuncia l’ultimo – a loro dire – album dal titolo emblematico: The Inevitable End. Le atmosfere diventano più cupe, alcuni pezzi si fanno più rarefatti e malinconici come a rimarcare che si tratta davvero(?) del loro ultimo capitolo. Un esempio su tutti: Thank You

 

 

…anche se per noi la traccia dell’ultimo album che spicca su tutte è il singolo Monument.

 

 

Insomma, il duo norvegese ha dato vita a una specie di colonna sonora post-moderna: le brezze elettroniche del nord si mescolano ai beat del trip-hop e a prestiti melodici, all’interno di un pastiche musicale che parla a un pubblico trasversale, riempiendo i dance floor dei cinque continenti.

 

Il gusto del sound di qualità.

E tu cosa scegli? Il calore della chitarra tuareg di Bombino o le acrobazie dell’electro-pop nordico dei Röyksopp?

In entrambi i casi, a nostro avviso, per godere a pieno delle sonorità di ogni parte del mondo ne deve essere innanzitutto rispettata la qualità anche quando la si ascolta in situazioni molto diverse l’una dall’altra: sia che tu ti stia allenando di corsa o sia disteso sul divano in pieno relax.

Questo è quello che pensiamo quando sviluppiamo prodotti come gli auricolari bluetooth BT Lace.

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Con i comandi integrati, poi, puoi “skippare” comodamente le tracce e rispondere alle chiamate con un clic.

 

Ok, è ora di alzare il volume.